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L’entrata in vigore della Tares è dietro l’angolo: costi da tagliare subito, regolamento da cambiare

Data: 18/07/2013
| Italia
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Confcommercio Siena a tutela delle imprese rappresentate prende posizione per una corretta e non punitiva applicazione della nuova tassa e chiede ai Sindaci, all’Ato Rifiuti Toscana Sud e al gestore Sienambiente di tenere nella massima considerazione quanto proposto.

Documento con le proposte Confcommercio Siena sulla Tares

In relazione agli incontri convocati dal referente Anci per la provincia di Siena il sindaco Bozzi di Castelnuovo B.ga aventi per oggetto il Regolamento Tares (cui abbiamo partecipato e avanzato le nostre proposte) ringraziamo per l’opportunità data e ci permettiamo inviare un sintetico promemoria con i punti essenziali che Confcommercio Siena pone da tempo all’attenzione di amministratori locali, gestori e varie altre istituzioni quali l’Ato Toscana Sud e l’Amministrazione provinciale in merito alla Tares e alla più complessiva questione rifiuti.

Considerazioni generali

  1. La questione fondamentale che nessuno (e ancor meno gli amministratori pubblici) può sottovalutare è lo scenario economico in gravissima recessione da alcuni anni a questa parte di cui non si prevede ancora la fine e che ha portato ad una moria di piccole e piccolissime imprese del terziario di mercato (vedi statistiche ufficiali della Cciaa) facendo venire meno gran parte del tessuto distributivo presente in Siena e provincia che fino a qualche hanno fa assicurava percentuali altissime di Pil provinciale; occupazione e anche servizio sociale e di prossimità per molte famiglie e cittadini.
  2. Da questo punto di vista essendo ormai al quinto/sesto anno di vacche magre ciò che risulta davvero sorprendente è che i rifiuti costituiscano un costo continuamente in aumento e in percentuali che si sono incrementate in pochi anni per le aziende anche in Siena e provincia dal 90 al 150%. Questi costi sono insostenibili per le aziende che ormai “non hanno più buchi da stringere nella cinghia” e che sono strozzate dalla fiscalità di cui ormai l’Italia detiene il record mondiale (45% quella ufficiale 55% quella reale). Le aziende a centinaia hanno chiuso o stanno per chiudere. Gli effetti disastrosi sell’economi e il Pil provinciale sono sotto gli occhi di tutti e i sindaci che hanno stretto rapporto col loro territorio ben conoscono queste drammatiche situazioni.
  3. E’ indispensabile che il costo del servizio rifiuti cali immediatamente per il 2013 e sia impostata un progressiva diminuzione dei costi per gli anni successivi. Riteniamo che un atteggiamento responsabile dei sindaci possa condurre a questo risultato in quanto sono i medesimi sindaci a costituire l’assemblea dell’Ato Rifiuti Toscana Sud e sono gli stessi sindaci ad avere la maggioranza proprietaria di Sienambiente spa (insieme all’Amministrazione Provinciale) e quindi possono e devono influire direttamente sulle scelte economiche dell’Ato e sulla gestione economica di Sienambiente. Crediamo che una seria e incisiva riduzione dei costi sia l’unica strada per attenuare almeno l’impatto Tares su cittadini, famiglie e imprese.
  4. Sempre in relazione ai costi è indispensabile che Amm.ne Prov.le, Comuni e Sienambiente salvaguardino i risultati raggiunti da cittadini e imprese di Siena e provincia per non essere penalizzati nel passaggio alla cosiddetta ‘area vasta’.
  5. Un forte criticità sempre in relazione ai costi è rappresentata dal fatto che con la Tares vengono abolite Tarsu e Tia1 e Tia 2 e che la Tare prevede espressamente (come per la Tia) che il costo del servizio rifiuti deve essere coperto al 100% dall’introito per l’erogazione di setto servizio. Mentre pe ri 15 comuni in provincia di Siena che sono in regime Tia non ci dovrebbe essere problema alcuno, per i restanti 21 comuni che ancora sono a regime Tarsu e in cui gli introiti del servizio non coprono i costi del medesimo al 100% si profila un incremento di costi pari alla percentuale di non copertura. Riteniamo a tal proposito che qualunque sia la differenza percentuale per pareggiare i costi, questa percentuale non possa e non debba essere caricata sui costi Tares 2013.
  6. Un'altra forte criticità nel passaggio fra Tarsu e Tares sarà la questione delle categorie delle utenze non domestiche che passano dalla circa 10/12 categorie della Tarsu alle oltre 40 (31 + sottocategorie) della Tares per comuni con più di 5000 abitanti.
  7. E’ da segnalare infine anche l’attività svolta in questi ultimi anni da Andreani Tributi srl per conto di Sienambiente e delle amministrazioni comunali tesa la recupero di elusione ed evasione che definiremo “ambientale”. Senza entrare nel merito e riaffermando la nostra piena convinzione che tutti debbano pagare tasse, tariffe e servizi, facciamo notare che gli effetti dell’attività di Andreani Tributi srl ha suscitato grande preoccupazione e anche allarme fra le attività che spesso si sono viste recapitare avvisi e contestazioni per centinaia e/o migliaia di euro sulla base di accertamenti tesi più che altro a rinvenire aumenti di superfici da tariffare/tassare.  

Promemoria

Contiene quanto chiediamo di tener presente nella formulazione del regolamento Tares e anche nella determinazione della tassa rifiuti al fine di non penalizzare le aziende del commercio turismo e servizi che sono sostanzialmente piccole e micro imprese anche in considerazione della perdurante e pesante crisi economica.

 

Prima e al di là del Regolamento è necessario precisare alcune questioni che dipendono esclusivamente da ciò che Sindaci e Giunte delibereranno su questa partita.

Piano gestione rifiuti

Poiché il nuovo tributo Tares nasce per coprire integralmente i costi del servizio è fondamentale la massima trasparenza affinché risultino chiari e inequivocabili le imputazioni di costo del servizio per sia poi possibile confrontare tali dati con quanto disposto nelle linee guida predisposte dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la redazione del piano finanziario e per l'elaborazione delle tariffe Tares.

Determinazione delle tariffeIl Comune, con apposita delibera e sulla base del Piano Finanziario, stabilisce i coefficienti per la determinazione delle tariffe, sulla base dei criteri di cui al DPR n. 158/1999 (coefficienti kc e kd per le utenze non domestiche; tabelle 3a, 3b, 4a e 4b allegate al DPR n. 158/1999). Nell’ambito dei minimi e massimi stabiliti nelle tabelle del DPR n. 158/1999, il Comune gode di ampi spazi di discrezionalità. Le Linee Guida del Ministero invitano i Comuni ad evitare di fissare valori troppo prossimi a quelli massimi per scongiurare eccessive disparità di trattamento tra le varie categorie di utenza, salvo che non sussistano attendibili e specifici motivi per una scelta diversa. Il Comune potrà anche derogare ai limiti minimi e massimi indicati nel DPR n. 158/1999, a condizione però che dimostri, in base a una specifica e rigorosa indagine, l’esistenza di circostanze particolari riferite ad una specifica situazione locale e produttiva.

Ripartizione realistica del peso e dei relativi costi fra utenze domestiche e non domestiche. Come noto il calcolo per i rifiuti della Tares è basato sul metodo normalizzato del cosiddetto Decreto Ronchi in cui veniva enunciato e dettagliato anche nelle applicazioni dei coefficienti (i K) e nei calcoli discendenti il principio “chi produce rifiuti paga/chi inquina paga) e per questo da sempre il punto di riferimento sono le “campagne di pesatura” attraverso le quali per grandi aggregati come può essere un territorio comunale e basandosi sui dati, l’esperienza e la competenza del gestore Sienambiente sicuramente si può giungere con buona approssimazione alla percentuale di rifiuti raccolti dalle utenze domestiche e alla percentuale di rifiuti raccolti dalle utenze non domestiche in ogni singolo comune. Questa, a nostro parere è la base di partenza per una oggettiva impostazione con successiva ripartizione di costi.

Suddivisione tariffa in parte fissa e parte variabile.Determinare il criterio che fatto 100 la tariffa sia fissata al 50% la parte fissa e al 50% la parte variabile.

 

Osservazioni e proposte specifiche sul Regolamento (riferimenti alla bozza predisposta da Sienambiente e a noi consegnata e al prototipo del Ministero )

  • Determinare che nella parte variabile si applichino tutte le possibili esenzioni anche parziali.
  • Prevedere per le categorie del terziario che smaltiscono direttamente le esenzioni non restringendo la casistica solo alle imprese obbligate al Mud;
  • Distinguere fra le superfici di vendita e/o somministrazione e applicare tariffe differenti fra le superfici vendita e somministrazione e quelle accessorie come il magazzino, la cantina.
  • Non penalizzare gli alberghi: grandi superfici senza un’ingente produzione di rifiuti; non possono pagare come se avessero sempre le camere tutte occupate in quanto è facilmente riscontrabile che una struttura ricettiva non ha per tutto il tempo che è aperta il 100% di camere occupate; a questo proposito proponiamo di assumere come criterio un parametro oggettivo fissato dall’ente pubblico (dati Istat Amm.ne Prov.le o chi per essa): si prende la percentuale media annua di occupazione delle cameree /o dei posti letto in quel determinato comune e si applica la percentuale alla parte variabile della Tares; es. ipotizziamo che nell’anno 2012 nel comune di Siena la percentuale di occupazione camere e/o posti letto sia pari al 40%; ne consegue che la parte variabile della Tares da applicare alle strutture ricettive è pari al 40% del totale riconoscendo un esenzione del 60%
  • valorizzare l’impegno delle imprese con sconti sostanziosi per tutti i bar, ristoranti, ortofrutta, alimentari, fioristi, ecc. che incrementano la raccolta differenziata: la valorizzazione (verificabile e verificata) potrebbe ad vedere riconosciuta una esenzione dal 10 al 25% della parte variabile della Tares
  • definire in maniera chiara la questione dei rifiuti assimilati

Art. 6 Presupposto per l’applicazione del tributo comma 1 escludere dalla sottomissione al tributo le unità immobiliari di cui alla categoria catastale C6 comma 1 lett. b) punto 2. togliere completamente o al massimo tassare il 10% delle superfici scoperte

Art. 10 Esclusione per produzione di rifiuti non conferibili al pubblico servizi comma d) punto 4 percentuali  forfetarie  nell’elenco attività ultima categoria quella generica “Qualsiasi altra attività ...

Art. 19 Classificazione utenze non domesticheè indispensabile definire il criterio realistico di classificazione secondo la destinazione d’uso e l’effettivo utilizzo cancellando la classificazione basata o sull’attività prevalente risultante da certificato Cciaa o sull’atto di autorizzazione/inizio attività. Infatti i rifiuti vengono prodotti per l’attività che viene svolta e non per una definizione classificatoria ai fini statistici qual è l’Ateco.

Allegato B Categorie utenze non domestiche

Proponiamo un elenco di categorie chiaro e contenuto senza proliferazione di sottocategorie (es. agriturismi con e senza ristorante su quale fonte normativa? Ci sono già le categorie per albergo con e senza ristorante perché crearne un’altra?); grande perplessità poi suscitano le sottocategorie riguardanti le aree esterne (3 A – 22 A – 23 A – 24 A – 30 A comuni sopra 5.000 ab. 4 C – 16 A – 17 A – 21 A  comuni sotto i 5.000 ab.) che non si capisce come possano produrre rifiuti essendo solitamente aree di passaggio o al massimo di parcheggio in cui non si esercita alcuna attività. Proponiamo di toglierle tutte.

Art. 24 Riduzioni per l’uso stagionaleIl Comune ha la facoltà, ma non l’obbligo, di prevedere riduzioni per le utenze non domestiche non stabilmente attive. E’ quindi necessario che il Comune inserisca nel regolamento la riduzione delle tariffe nella misura massima consentita del 30% per le utenze non domestiche, diverse dalle abitazioni, ad uso stagionale o ad uso non continuativo

Art 27 AgevolazioniIl Comune ha la facoltà (art. 14, comma 19, DL 201/2011) di deliberare ulteriori agevolazioni rispetto a quelle prefigurate dalla legge, che possono anche giungere alla totale esenzione. Rispetto alle altre agevolazioni previste dalla legge, le agevolazioni in questione richiedono di essere iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa e che la relativa copertura sia assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell’esercizio al quale si riferisce l’iscrizione stessa.

Art. 26 Riduzioni per inferiori livelli di servizioLa legge prevede che per le utenze “fuori zona” il tributo è dovuto in misura non superiore al 40% della tariffa. Il Comune può graduare tale percentuale in relazione alla distanza dell’utenza dal più vicino punto di conferimento. Il tributo è dovuto nella misura massima del 20% in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente. N.B. mille metri sono decisamente troppi.