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La Giunta regionale toscana modifica il codice del commercio

Data: 10/10/2012
| Toscana
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Le modifiche al Codice del commercio della Regione Toscana scongiurano la liberalizzazione selvaggia della grande distribuzione

Dal 29 settembre sono entrate in vigore alcune modifiche al codice del commercio regionale. In sintesi alcune delle principali novità.

Lo sportello unico per le attività produttive (Suap) diventa unico punto di accesso per le imprese del commercio. Inasprite le regole sui requisiti di onorabilità con particolare attenzione alle scommesse clandestine, al gioco d’azzardo e ai reati relativi alle norme sui giochi. Non più richiesti i requisiti professionali per vendere pastigliaggi e bibite (escluso latte e derivati) a patto che questa attività sia residuale e nel rispetto delle norme igienico sanitarie. Anche le ditte individuali posso avvalersi del preposto, senza obbligo per il titolare di avere i requisiti professionali che non occorrono per il commercio all’ingrosso di alimenti e per chi commercia alimenti o somministra verso una cerchia ristretta (es. circoli). Sono esercizi di vicinato quelli aventi superficie di vendita non superiore a 300 mq. Il nuovo articolo 15 bis stabilisce che l’attività di vendita al dettaglio deve essere esercitata nel rispetto delle vigenti norme in materia edilizia, urbanistica, di sicurezza e destinazione d’uso dei locali, la vendita di bevande alcoliche può essere limitata o vietata dal comune per  comprovate esigenze di prevalente interesse pubblico. Viene consentito l’esercizio congiunto di commercio al dettaglio e all’ingrosso, purché risponda ai requisiti previsti per il commercio al dettaglio.

La rivendita esclusiva e non di giornali resta soggetta ad autorizzazione e sparisce il riferimento a qualunque tipo di programmazione comunale. L’attività di somministrazione di alimenti e bevande temporanea (come sagre e fiere) è soggetta a Scia e non richiede il possesso dei requisiti professionali, né di quelli in materia di destinazione d’uso dei locali, delle aree e degli edifici. I nuovi distributori di carburanti devono erogare almeno un prodotto ecocompatibile. Sulle vendite di liquidazione rimangono le norme conosciute e viene rafforzata l’intenzione di bloccare finte vendite di liquidazione stabilendo 180 giorni di stacco al termine della vendita per cessazione attività prima di riprendere la stessa nel locale.

Il commentoConfcommercio Toscana commenta l'approvazione delle modifiche al Codice del Commercio che la Regione Toscana ha dovuto realizzare sia per adeguare la normativa regionale al decreto Salva Italia il quale ha tolto ogni riferimento alla programmazione numerica nel commercio (la cosiddetta Svag) che per mantenere un certo equilibrio tra piccola e grande distribuzione. La Regione ha previsto una più incisiva programmazione urbanistica con l'obbligo per i comuni di individuare le aree per nuovi insediamento attraverso una conferenza di pianificazione intercomunale, e con la perequazione degli oneri a favore dei comuni interessati (che Confcommercio chiede che siano destinati alla valorizzazione del commercio tradizionale e dei Ccn e centri storici). Il testo approvato - al quale Confcommercio si applica da mesi per far prevalere le ragioni dell'armonizzazione tra piccolo e grande -sembra rispettare l'equilibrio fra le varie strutture di vendita. Viene confermato il ruolo importante del commercio di vicinato, e soprattutto, è stato scongiurato il grave rischio di una liberalizzazione selvaggia a danno delle piccole e medie imprese che Confcommercio rappresenta.

Altre novità introdotte dalla modifica sono che tramite il regolamento di attuazione, la Giunta potrà predisporre una normativa per dettare regole più chiare per le sagre e per tutta la somministrazione temporanea, nonché per le vendite straordinarie e temporanee. Qui interessa soprattutto il fenomeno dei temporary shop che rischia di creare, se non regolamentato, forti squilibri nel trattamento delle diverse tipologie di negozi di abbigliamento e calzature. Viene confermato dalla legge il limite massimo di 2500 metri quadri per la Gdo. Lo spazio per eventuali nuovi insediamenti è ormai molto limitato. Ora spetta comunque ai Comuni, attraverso le conferenze di pianificazione, e con l'ausilio della concertazione con le associazioni di categoria, di avviare una importante riflessione sulla futura programmazione. Per un giudizio definitivo si aspetta di valutare i contenuti del nuovo Piano di Indirizzo territoriale che la Regione dovrà presentare prima possibile, ma si può affermare che la legge abbia delle buone fondamenta.